Omelia per la Veglia di Pentecoste (23/05/2026, Cattedrale di S. Marco, Latina)

23-05-2026

OMELIA

Veglia di Pentecoste, 23 maggio 2026

+ Mariano Crociata

La Pentecoste segna la definitiva irruzione del divino, nella persona dello Spirito Santo, nella vita dei discepoli di Gesù e nella storia del mondo. È il compimento dell’incarnazione che il Verbo di Dio ha attuato e che ora, attraverso la morte e risurrezione di Gesù, esplode con tutto il suo potere di trasformazione dell’umanità intera. Lo Spirito estende a tutti i credenti in Cristo la glorificazione del suo corpo risorto con l’inizio della nostra glorificazione.

«Nella speranza siamo stati salvati», ci ha detto san Paolo, aggiungendo che «possediamo le primizie dello Spirito». È in atto un inizio reale, come quando assaggiamo le primizie di una pianta già ricca di frutti prossimi ad essere raccolti e consumati. Viviamo così noi, in un inizio di qualcosa di cui già si intravede la pienezza. Una sfida continua per la nostra fede che vive nella speranza certa della realtà che ha cominciato a pregustare.

San Paolo usa anche l’espressione «che cosa desidera lo Spirito», per indicare come dovremmo imparare a pregare, e cioè sintonizzando la nostra invocazione e implorazione con le ispirazioni dello Spirito di Dio. Il desiderare è in qualche modo anche il tema della pagina evangelica, che adotta un’altra metafora naturale per parlare dello Spirito, quella della sete e dell’acqua. Se san Paolo ci proietta nel compimento che l’inizio del dono dello Spirito prepara, san Giovanni ci riporta alla profondità dell’esperienza umana attuale nel suo rapporto con Dio grazie a Cristo risorto e glorioso. Ci dice infatti che noi siamo esseri di desiderio e di un desiderio infinito e di infinito. L’esigenza fondamentale è che questo desiderio non venga stordito e ingannato, come ammonirebbe Geremia, ma piuttosto che riconosca chi può dare la vera acqua così da attingerla in tutta la sua freschezza e purezza.

Andare a Gesù è tutto il nostro compito e, in questo andare, dissetarci alla fonte dalla quale sgorga l’acqua pura dello Spirito. Lo Spirito è il desiderio di Dio che incontra e appaga il nostro desiderio, poiché è nel suo dono che giunge a perfetto compimento il desiderio di Gesù di ricevere il battesimo della sua Pasqua. Gesù ha sete di noi – come grida dall’alto della croce – perché noi riconosciamo la nostra sete di Lui e la plachiamo alla fonte di acqua viva che Egli stesso è diventato con il suo corpo morto e risorto che effonde lo Spirito.

In questo incontro di seti e di desideri cogliamo un movimento di attrazione dentro cui siamo fin dall’inizio: creati per Dio, impariamo a riconoscerlo e a lasciarci attirare da Lui, al punto da diventare noi stessi tramite per andare a Lui, noi stessi canali vivi dell’acqua dello Spirito, dal cui grembo vedere sgorgare addirittura fiumi d’acqua viva, non un rivolo qualunque, ma fiumi.

Quanto più andiamo a Lui, tanto più diventiamo canali di grazia. Vale per tutti noi, battezzati, resi cristiani dalla fede e dai sacramenti; e vale ad un titolo nuovo per quelli che sono chiamati ad un servizio specifico, ad un ministero, innanzitutto quello ordinato, ma poi anche ai ministeri istituiti come accade stasera ai nuovi lettori, accoliti e catechisti. Siamo tali, canali di grazia, strumenti di cui Dio si serve per compiere la sua opera di santificazione e di salvezza.

Su questo punto vorrei ultimamente insistere: il centro non siamo noi ministri, ma colui che serviamo. Il centro è l’oggetto del nostro ministero, il suo significato oggettivo, e quindi fuori di noi. Ciò che è importante è ciò che serviamo e a cui serviamo. Esistiamo non per ciò che ci definisce o qualifica, ma per ciò al cui scopo siamo costituiti e destinati. Così facendo vinciamo la tentazione di sentirci chissà chi e di fare del nostro servizio un modo per affermare noi stessi e non invece l’acqua dello Spirito che vuole dissetare i tanti che ne sono in attesa. Impariamo a riconoscere la sete di Dio che tanti cuori portano dentro, a volte perfino senza rendersene conto, e lasciamo che attraverso di noi l’acqua dello Spirito raggiunga il maggior numero possibile. E quando questo sarà avvenuto, riteniamoci appagati e ritiriamoci in buon ordine, perché lo spazio sia tutto per Dio e per i fratelli.

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