Omelia per il funerale del Sig. Leonardo Maiorano (18/07/2026 – Parrocchia S. Cuore, Latina)

18-07-2026

OMELIA

Parrocchia S. Cuore, 18 luglio 2026

Funerale del Sig. Leonardo Maiorano

+ Mariano Crociata

Sento di esprimere innanzitutto un duplice sentimento verso i familiari di Leonardo, i genitori e la sorella Rossella. Un sentimento di partecipazione al loro dolore ma nello stesso tempo un sentimento di gratitudine per la testimonianza che ci hanno dato in tutti questi anni di un amore, di una cura, di una dedizione senza riserve. Quello che a noi appare un grande sacrificio e una grande fatica, perché di questo si tratta, immagino per loro sia stato l’unico modo di vivere insieme a Leonardo, poiché l’amore conosce solo premura naturale, spontanea, priva di calcoli e di considerazioni.

La storia davvero speciale di questo ragazzo si conclude con una morte che provoca, sì, un dolore immenso per il distacco, ma anche una sorta di compimento che assomiglia alla vittoria sul dolore e sulla morte che noi professiamo di Gesù. Per questo i familiari hanno voluto un clima di festa intima più che di lutto, le campane a festa e il bianco della liturgia. Questo sentire lo vedo racchiuso in una frase che mi ha detto Rossella: adesso potrà parlare, e cantare, e muoversi e correre. Sì, lo crediamo fermamente che quella liberazione che è comunque la morte, per Leonardo appaia tale ancora più luminosamente.

Tutto questo non ci permette, nondimeno, di tacere le domande che ci hanno assillato e che continuano a tenerci compagnia. Soprattutto queste: perché? Che cosa significa una vita così? È una domanda enorme e drammatica, alla quale non sappiamo rispondere. Batte insistentemente alla porta della nostra mente senza tuttavia trovare risposta. E sarebbe blasfemo tentare di dire parole che risulterebbero quanto meno inadeguate se non perfino insensate o superficiali, e quindi inutili. Bisogna che la domanda continui a scavare dentro di noi, per aprirci a una sapienza dall’alto che è solo da Dio. Soprattutto c’è bisogno che ci facciamo piccoli e umili, perché la presunzione ci fa rimanere miseramente insipienti e ottusi. È certo però che la risposta che arriverà solo da Dio ha già una traccia, una pista da seguire, che è Gesù crocifisso. Se ci chiediamo con sgomento e con pena che senso ha una vita così, dobbiamo ugualmente chiederci che senso ha la morte in croce di Gesù, il figlio di un Dio che ha in mano tutto e può salvare in tutti i modi che vuole, eppure ha scelto la via più assurda e scandalosa, la via della croce.

Se Dio ha agito così nel suo figlio Gesù, allora vuol dire che anche le cose più incomprensibili della vita trovano in lui la risposta e la luce. Noi ci affidiamo a questa luce, noi crediamo a questa luce, che ci fa intravedere una misteriosa identificazione e assimilazione che il vangelo ci insegna a riconoscere: in Leonardo Gesù è tornato a farsi crocifiggere; egli ha fatto propria la sua sofferenza; ora lo prende definitivamente con sé e lo ammette nella sua gloria; di questo siamo incrollabilmente certi. Come dobbiamo essere certi che egli lo ha amato di un amore infinito e non lo ha mai abbandonato – mentre ai nostri occhi sembrava proprio così – mai abbandonato né perso di vista.

Quando saremo tutti nella luce dei beati, sarà sorprendente ascoltare e vedere quello che il cuore e la mente di Leonardo hanno racchiuso nel tempo di questa sua vita terrena, la cui ricchezza non riusciamo a immaginare. Per questo c’è una indicazione e una lezione che ci vengono da Leonardo, sull’esempio di quanto i familiari hanno vissuto e fatto per lui. Tra i molti significati che la sua presenza tra noi può contenere, infatti, ce n’è uno che credo possiamo portare con noi da questa celebrazione e da tutta la nostra preghiera e riflessione di oggi. Le persone che hanno più bisogno di aiuto e di cura, di premure e di attenzione, ci sono per noi come una chiamata da parte del Signore e, con lui, una chiamata della vita. Siamo veramente umani, prima e oltre che cristiani, quando ci prendiamo cura di qualcuno, quando usciamo da noi stessi, finiamo di pensare solo a noi stessi, ai nostri problemi e a volte anche alle nostre fisime e alle nostre ubbie, per pensare a chi attende da noi una vicinanza, un gesto, una parola, un sorriso, attenzione e dedizione. Leonardo ci lascia con questo richiamo decisivo a vivere così. Senza parole ci dice con muta eloquenza e potenza di messaggio che la vita ha senso se abbiamo qualcuno di cui prenderci cura, qualcuno da amare, accompagnare, sostenere con l’impegno di tutta la persona e di tutta la vita, come il Signore fa con noi.

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