La città di Cisterna di Latina non ha dimenticato don Livio Fabiani, lo storico parroco di San Valentino, nell’omonimo quartiere, scomparso sei anni fa. A lui ora è dedicato il piazzale antistante la chiesa. Una memoria solennizzata lunedì 12 ottobre scorso con la cerimonia presenziata dal sindaco Valentino Mantini, dal vescovo di Latina Mariano Crociata che ha poi benedetto la targa, con l’organizzazione puntuale guidata dall’attuale parroco don Paride Bove.

Il momento dell’inaugurazione del piazzale
«Cisterna non dimentica»
«Cisterna compie un atto di riconoscenza verso un uomo che ha lasciato un segno profondo nella storia della nostra città, il cui ricordo è ancora vivo nel cuore di tante persone – ha dichiarato Valentino Mantini –. Questa intitolazione è un omaggio alla sua memoria, ma anche gratitudine per l’impegno umano e sociale». Proseguendo, il sindaco ha rimarcato un tratto caratteristico di don Livio, il quale «ha dimostrato che una parrocchia può essere molto più di un edificio religioso: può diventare un presidio educativo e sociale, un luogo di accoglienza e solidarietà, un riferimento per i giovani e un esempio concreto di legalità. La sua generosità verso i poveri e la sua vicinanza alle persone, anche nei momenti più dolorosi della nostra storia, rappresentano un’eredità preziosa per tutta Cisterna». Nella sua conclusione, Mantini ha rimarcato: «Ora, chi attraverserà questo piazzale potrà incontrare il nome di un uomo che ha scelto di stare accanto agli ultimi e di costruire comunità dove c’erano difficoltà e marginalità. Il nostro auspicio è che questa intitolazione sia anche un messaggio per i più giovani: una città cresce quando sa riconoscere il valore di chi si mette al servizio degli altri. Grazie, don Livio. Cisterna non dimentica».
La missione di don Livio: annunciare il Vangelo

Don Livio Fabiani
Che la città non ha dimenticato lo ha dimostrato proprio la numerosità dei partecipanti alla cerimonia, ciascuno con un personale ricordo. Da parte sua il vescovo Crociata, riferendosi alle letture del rito di benedizione, ha sottolineato che «il compito missionario e di annuncio della Chiesa ed è stato il compito e la missione di don Livio in tutti gli anni in cui a San Valentino ha svolto il suo servizio, per accompagnare la crescita di questa comunità, portarla alla capacità che ora ha raggiunto di una comunità che cerca di camminare insieme. Aiutata anche dalle strutture, che egli ha contribuito così tenacemente a realizzare nel corso degli anni». Monsignor Crociata ha ricordato che «venivo qua sempre con grande piacere e lui aveva piacere di invitarmi ogni anno, specialmente alla festa di San Valentino, ma anche in altre occasioni per vivere insieme alla sua comunità; sentivo il rapporto particolarmente diretto, personale che aveva con tutti, la capacità di comunicazione e di condivisione e di contatto; con semplicità, con grande immediatezza, bonomia e anche attenzione, desiderio di aiutare, di venire incontro agli altri».
Uno sguardo al futuro
Monsignor Crociata guarda al futuro: «Quello che stiamo facendo, cioè l’intitolazione di questo piazzale a Don Livio, credo che sia anche un invito a come lavorare nel tempo che abbiamo dinanzi a noi, a lavorare perché davvero la parrocchia diventi sempre più anima della comunità, e nella comunità del quartiere davvero tutti si sentano corresponsabili perché si cresca insieme e si riconosca, nella fede, l’anima di tutto ciò che ha reso possibile arrivare a questo punto e renderà possibile andare avanti ancora più e meglio».
Sempre pronto ad aiutare
Nel suo intervento, Crociata ha fatto riferimento all’attuale parroco don Paride Bove, che ha accompagnato don Livio negli ultimi anni in parrocchia da vicario, appena ordinato presbitero. Proprio lui ha spiegato che «la comunità non può dimenticare colui che ha generato in Cristo una buona parte degli abitanti del quartiere. D’altronde, don Livio ha battezzato i figli di coloro che aveva battezzato qualche decennio prima. Più di trent’anni di ministero nel quartiere (e non solo nella parrocchia) lo hanno reso un punto di riferimento per tantissime persone. Aveva una profonda conoscenza delle famiglie e delle loro situazioni. Non si è mai tirato indietro nell’aiutare chi era in difficoltà, anche quando il buon senso dei più poteva considerare poco prudente un certo modo di agire». Non manca per don Paride il ricordo personale: «Mi ha indicato chiaramente alcune caratteristiche che non dovrebbero mai mancare a un prete: il distacco da sé stessi, il coraggio di fare spazio agli altri e l’attenzione a non parlare mai male di nessuno. È stato un uomo di grande cultura ma anche profondamente umile. Forse non era un uomo di amministrazione (anche se la sua opera, pure materiale, è sotto gli occhi di tutti), ma sicuramente è stato capace di piangere con chi piangeva e di ridere con chi era nella gioia. Non un uomo perfetto, ma un uomo vero, con i suoi limiti e le sue povertà, e proprio per questo capace di infondere fiducia». La conclusione di don Paride è semplice: «Don Livio è stato un padre e, negli ultimi anni, un nonno: presente e rassicurante. E se la sua morte non ci ha gettati nello sconforto è soltanto perché, come amava ricordare nelle omelie dei funerali, “sì, il Paradiso esiste”».
La biografia
Don Livio era nato a Cisterna di Latina il 5 giugno 1942, dopo le scuole iniziò il percorso di formazione in seminario al termine del quale fu ordinato presbitero l’11 ottobre 1969. Tra i primi incarichi quello di vicerettore al seminario minore di Sezze, poi svariati anni di servizio come viceparroco della parrocchia dei Santi Pietro e Paolo a Cori e a Santa Maria Assunta a Cisterna. Poi, nel 1986 la nomina a parroco di San Valentino sempre a Cisterna, una zona di periferia segnata da difficoltà sociali. Nel 2016 il vescovo Crociata lo aveva nominato Assistente ecclesiastico della Sottosezione Unitalsi di Latina. A San Valentino, con pazienza e determinazione accompagnò il percorso che, da una piccola chiesa ricavata sotto un palazzo ATER, portò alla realizzazione della attuale chiesa, diventata un punto di riferimento per ragazzi, famiglie e abitanti del quartiere. La proposta di intitolazione è nata proprio dai cittadini: nel febbraio 2025 Franca Pantalei si è fatta portavoce di numerosi residenti del quartiere e di altri concittadini, presentando la richiesta al Comune. La Commissione Toponomastica, presieduta dal consigliere comunale Quirino Mancini, dopo averla esaminata, ha espresso parere favorevole ed ha avviato l’iter in Prefettura per l’intitolazione.

