Ieri 31 ottobre, alle ore 18, nella cattedrale di San Marco, a Latina, il vescovo Mariano Crociata ha ordinato presbitero don Agostino De Santis. Con il Vescovo hanno concelebrato, il rettore del seminario di Anagni don Emanuele Iannone, e numerosi altri sacerdoti e diaconi permanenti della diocesi pontina.
Don Agostino presiederà per la prima volta l’Eucarestia la domenica 1° novembre, ore 10, al santuario della Madonna del Soccorso, a Cori, e poi nel pomeriggio dello stesso giorno, alle ore 18, nella Parrocchia di S. Luca, a Latina. In quest’ultima parrocchia ad aprile scorso ha ricevuto l’ordinazione diaconale e vi è restato a prestare il suo servizio da diacono.
Don Agostino De Santis, 26 anni d’età, è originario di Cori, dove ha trascorso la sua giovinezza. Dopo aver conseguito il diploma di scuola media superiore, De Santis ha intrapreso il cammino di discernimento per poi essere ammesso al Seminario interdiocesano di Anagni, dove a giugno 2025 ha concluso gli studi conseguendo il baccellierato in Sacra Teologia. Sempre presso il Collegio di Anagni ha frequentato il «VI Anno» per un ulteriore perfezionamento in ambito pastorale.
Alcune foto della celebrazione:
- La prostrazione
- L’ordinazione
- L’abbraccio della pace
- L’abbraccio della pace

Agostino De Santis con il vescovo Mariano Crociata
Di seguito l’omelia pronunciata dal vescovo Mariano Crociata:
OMELIA
Ordinazione presbiterale di Agostino De Santis
Latina, cattedrale di san Marco, Solennità di Tutti i Santi
Sabato 31 ottobre 2026
+ Mariano Crociata
È un giorno di grazia e di gioia, questo, per te, caro Agostino, e per tutti noi, per la nostra Chiesa. È venuto spontaneo anche a me fare riferimento alla tua ordinazione come a un fatto straordinario perché avviene dopo diversi anni dall’ultima che abbiamo celebrato e perché ci vorrà qualche anno prima che ce ne sia un’altra. È una considerazione giusta da farsi nell’ordine dei fatti e delle loro conseguenze, per esempio per la nostra azione pastorale diocesana. Tuttavia, non è del tutto giusta se ci limitiamo ad essa e perdiamo di vista quella che è la cosa più importante.
E la cosa più importante, la cosa che rende quest’oggi straordinario, è la dimensione sacramentale di quanto stiamo vivendo. Noi pensiamo che, certo, è un sacramento, l’ordine, quello che tu riceverai. Voglio dire però che l’agire sacramentale di Dio non si restringe ai sacramenti ma si compie attraverso e oltre essi. In questo senso apprezziamo l’ordinazione perché essa è un segno di Dio per te e per tutti noi. E il segno consiste in questo: che Dio, a cominciare da te, si sta prendendo cura di noi e continua a farlo. Trascureremmo gravemente questa cura se ci preoccupassimo più dei numeri che del fatto che Dio è all’opera, è presente in mezzo a noi e non ci fa mancare la sua grazia. E continua a farlo, oggi precisamente attraverso di te. In questo senso ciò che conta non è che tu sia un prete in più, ma che tu lo sia in quella maniera unica e irripetibile di cui il Signore vuole servirsi per te, per noi e per tanti altri.
Il Signore ci sta dicendo che non dobbiamo preoccuparci di essere pochi o molti, ma piuttosto di essere preti per davvero, di essere cristiani autentici, di essere una Chiesa viva in comunione. Per questo voglio dire a te, Agostino, dinanzi a tutti, che non devi preoccuparti di venire schiacciato dal peso di un onere pastorale troppo gravoso, dovendo fare da solo quello che toccherebbe fare a molti, perché questa – quella del fare – non è la logica della Chiesa e della fede. Se mai dovesse esserti passato per la mente di dover fare chissà quante cose, ti chiedo di liberartene immediatamente fin d’ora, perché è solo una tentazione, una insinuazione del maligno che vuole perderci dietro il fare, dietro l’efficienza, così da dimenticarci di ciò che veramente conta.
La dimensione sacramentale della Chiesa significa proprio questo, che è Dio ad agire e a guidare, addirittura, le sorti del mondo e della storia, figurarsi se non sa farlo molto bene anche per le sorti della Chiesa. Ed Egli si serve di tutto e di tutti, di tutti e di ciascuno, ma il suo disegno va a buon fine senza che nessuno possa opporvisi se non per perdersi. Si serve anche di noi preti, e da ora in avanti si servirà di te, caro Agostino. Lo farà chiedendoti di servire la sua Parola, i suoi sacramenti con in primis l’Eucaristia, la comunione tra i credenti da guidare e accompagnare nel loro cammino di fede, di crescita umana e di fedeltà cristiana alla sua chiamata alla vita.
Non dimenticare mai, però, compiendo tutto ciò che la Chiesa ti chiederà come sacerdote, come presbitero, che la cosa più importante, o la cosa che viene prima, come fondamento e condizione di ogni autentico ministero, è la tua fede nella santità di Dio che agisce in te e attraverso di te. Una coincidenza tutt’altro che casuale ci vede qui radunati per la tua ordinazione nella solennità di Tutti i Santi, che, a scanso di equivoci, è la festa della santità di Dio che agisce ovunque e in tutti.
Perché la prima cosa che questa festa ci dice è che non siamo noi a farci santi ma è Lui che ci rende tali, partecipi della sua santità, certo con la nostra risposta ma non per la nostra bravura, perché comunque stiano le cose nessuno è bravo fuori dalla grazia di Dio. Come qualcuno ha detto, non esiste la santità di quel santo o di quell’altro, esiste la santità di Dio che si manifesta in modi diversi in tutti.
E la santità di Dio in noi comincia con le beatitudini, le quali ci vogliono dire una cosa molto semplice. E cioè che la via della santità comincia ad essere percorsa non quando ci mettiamo a fare pratiche religiose e opere di bene (senza nulla togliere alla loro importanza e necessità, tanto più dopo aver ascoltato il vangelo di oggi), ma quando scopriamo e accettiamo di essere poveri, esseri di bisogno, indigenti, che riconoscono che solo da Dio viene il bene, la giustizia e la misericordia, la mitezza e la consolazione, la purezza e la pace, il pane e l’acqua che ci fanno vivere. La santità comincia dal riconoscimento che tutto è dono di Dio e dalla gioia di accoglierlo, questo dono, ogni giorno, ogni momento, nelle piccole e nelle grandi cose della vita, così da diventare sale della terra e luce del mondo.
Ti auguro, Agostino, di essere un prete che crede, che non lascia mai offuscare né ottundere il bisogno di Dio, della sua santità e della sua grazia, in te e in tutti.





