SALUTO
al “Dialogo sulla Magnifica humanitas di Leone XIV”
Latina, 22 ottobre 2026
+ Mariano Crociata
Ringrazio dell’invito, e prima ancora della stessa iniziativa, le ACLI di Latina e tutti i promotori di questo “Dialogo sulla Magnifica humanitas di Leone XIV”. Un saluto particolare rivolgo agli illustri relatori e a tutti gli intervenuti.
Come è noto la pubblicazione della prima enciclica di Leone XIV ha suscitato un’eco straordinaria in tutto il mondo e, con il trascorrere del tempo, ci rendiamo sempre più conto di quanto sia stata provvidenziale, e soprattutto pensata e motivata, la scelta di questo tema da parte del Papa nel primo documento espressivo del suo pensiero e del suo programma magisteriale.
Per ragioni di merito, prima che per dovere d’ufficio, mi sembra doveroso richiamare a questo proposito l’assemblea della Commissione degli Episcopati dell’Unione Europea (COMECE), svoltasi la settimana a Bruxelles, durante la quale è stata presentata l’enciclica del Papa in un evento tenuto nella Cappella dell’Europa. La riflessione sviluppata in quel contesto e approfondita nel corso dell’assemblea ha portato alla stesura di una Dichiarazione, resa pubblica lo scorso lunedì 19, dalla quale mi permetto di citare un elenco dei “principi” che dovrebbero regolare, a cominciare dalle sedi internazionali, l’uso dell’Intelligenza Artificiale. Li riporto alla lettera:
- La dignità umana e la capacità di azione dell’uomo devono rimanere fondamentali.
- Il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la cura del creato e la giustizia devono guidare l’innovazione tecnologica.
- Responsabilità, trasparenza e rendicontazione devono accompagnare l’IA.
- L’IA non deve diventare fonte di discriminazione, esclusione o manipolazione.
- L’IA non deve sminuire o sostituire l’unicità della persona umana, e gli esseri umani non devono essere ridotti a dati o merci.
- I beni comuni digitali e tecnologici richiedono una governance responsabile.
- La democrazia e lo Stato di diritto devono essere tutelati.
- L’IA deve contribuire alla pace e alla fraternità umana.
Non è questa la sede per soffermarsi a commentare. Mi limito a qualche considerazione generale che definisca il contesto e che naturalmente si intrecci con i principi così enunciati.
La prima cosa importante che vorrei dire al riguardo è che l’enciclica tocca il tema dell’Intelligenza Artificiale come una dimensione nuova che mette in questione l’umanità dell’uomo e impone una attenta riflessione. Lo sviluppo dell’IA solleva appunto interrogativi sul destino dell’uomo, su che cosa ne sarà di lui a seconda dei percorsi che prenderanno le acquisizioni dell’IA. Trovo interessanti alcune espressioni usate dalla presidente della Commissione Europea nel suo discorso sullo stato dell’Unione, per la sintonia che presentano con l’orientamento di fondo di Magnifica humanitas, quando per esempio parla di “un’intelligenza artificiale con gli esseri umani al timone” come “l’essenza del modello europeo”, o ancora dell’esigenza di “mettere un freno ai modelli di automiglioramento ricorsivo” e di “regolare il ritmo della corsa alla frontiera”.
Di qui la prima grande questione: fin dove può spingersi la ricerca dell’IA, sempre che non abbia già superato confini che noi non immaginiamo? La risposta a questa domanda solleva interrogativi sui quali mi limito a dire una parola senza alcuna pretesa di completezza.
La questione di fondo riguarda il rapporto tra l’uomo e la tecnica. Vecchia questione che si ripresenta in forma radicalmente nuova. Al riguardo, bisogna stare attenti a non farsi catturare da meccanismi ideologici, come quello che vuole che alla ricerca non debba essere posto alcun limite perché è nella natura della scienza svilupparsi illimitatamente, e aggiungerei ciecamente. Chiedo: qualsiasi limitazione o orientamento della ricerca è un rinnegamento della ricerca? Oppure può rendersi necessaria una sua gestione nel quadro del bene umano? Quando parliamo di IA è legittima la domanda dal momento che ora è diventato pensabile che l’IA raggiunga livelli che l’uomo che l’ha creata non è più in grado di controllare. Le notizie che da qualche tempo circolano sui progressi raggiunti lasciano intravedere uno scenario talora inquietante.
Vorrei aggiungere di non dimenticare che ancora una volta si ripropone la questione circa la differenza tra logica della tecnica e logica umana del senso. Lo sviluppo della tecnica, come di tutta la scienza, non ha un senso se non quello della legge che lo regola, ovvero uno sviluppo indefinito. Efficacia ed efficienza regolano la tecnica e la scienza secondo la loro logica interna. Ma è l’essere umano a dire che cosa farne e quale senso dare ai loro risultati in rapporto alle esigenze della vita umana sulla terra. Quando si perde questo equilibrio e la forma di questo rapporto può succedere anche l’irreparabile.
Una conclusione marginale provvisoria è che una urgenza oggi è quella di conoscere e capire ciò che sta accadendo nell’avanzamento dell’IA, visto che le novità ormai si segnalano a scadenza di mesi e di settimane. E, via via che si comprendono gli sviluppi in corso, diventa necessario porre a chi detiene responsabilità tecnico-scientifiche e/o politiche la domanda su come guidare e orientare la ricerca sulla via del bene umano il più possibile autentico e integrale.
Sono convinto che occasioni di riflessione e di confronto come questa offrono un contributo importante in tal senso.
