Omelia per l’ordinazione diaconale di fr. Alex Mubanga, ofm capp (05/01/2026 – chiesa del SS.mo Salvatore, Terracina)

05-01-2026

OMELIA

Ordinazione diaconale di fr. Alex Mubanga (Zambia), ofm capp

Parrocchia SS.mo Salvatore, Terracina, 5 gennaio 2026, Epifania del Signore

+ Mariano Crociata

L’inizio del nuovo anno e la solennità dell’Epifania ci raggiungono con una grazia speciale, non così ordinaria di questi tempi, l’ordinazione diaconale di fra’ Alex Mubanga, originario dello Zambia.

È una benedizione innanzitutto per la famiglia cappuccina, ma lo è anche per questa città, questa parrocchia, per la nostra diocesi, dove fra’ Alex sta conducendo la sua vita di religioso al santuario della Madonna della Delibera. Questa ordinazione conferisce il sacramento dell’ordine nel grado del diaconato in forma transeunte, poiché egli si prepara a ricevere a suo tempo l’ordinazione presbiterale.

A questo riguardo, desidero mettere in guardia da due fraintendimenti che potrebbero crearsi in questa circostanza. Si potrebbe infatti pensare che il diaconato abbia una importanza secondaria, visto che la destinazione ultima è il presbiterato. Su questo va detto con chiarezza che se la Chiesa chiede di riceverlo anche a chi deve diventare prete, e non solo a chi viene ordinato per il suo servizio permanente, è perché il diaconato deve aderire alla persona dell’ordinato non per un tempo transitorio, ma per sempre. Fra’ Alex sarà in qualche modo per sempre segnato dal diaconato che ora riceve, perché non potrà essere adeguatamente presbitero senza una attitudine al servizio in vista del quale la Chiesa lo ordina. E il servizio a cui abilita l’ordinazione – che non è un semplice incarico, ma un sacramento che conforma la persona – è sia quello liturgico e catechistico che, soprattutto, quello della carità e della attenzione e della cura dei poveri della comunità e del territorio. Questo dovrà rimanere sempre, da ora in poi, un tuo impegno costante, caro fra’ Alex, perché di questo servizio ora vieni reso segno personale e sacramentale nella Chiesa e nella società, a imitazione e come prolungamento del servizio che Gesù ha reso ai malati, ai poveri e a tutti gli infelici che ha incontrato per le strade della Palestina, portando guarigione, consolazione e speranza.

Il secondo fraintendimento invece può venire dalla tua condizione religiosa, caro fra’ Alex, quasi che carisma religioso e ordine sacro possano essere vissuti separatamente. Senza dimenticare che c’è un intimo legame tra carisma francescano e diaconato, come è testimoniato dallo stesso san Francesco, così che la vostra vita religiosa è caratterizzata da una particolare predilezione per sorella povertà, come la chiamava san Francesco, c’è da aggiungere che è in tale spirito che deve essere vissuto ogni ministero ordinato, e cioè salvaguardando le esigenze della vita religiosa e dello stile che deve caratterizzare la fraternità francescana. Questo non toglie la dipendenza nello svolgimento del ministero pastorale dall’ordinario del luogo, ma sempre in una sintesi nella quale la caratterizzazione personale informa il modo di svolgere ogni servizio nella Chiesa e nel mondo.

Ma c’è un ultimo aspetto a cui richiama questa celebrazione della manifestazione del Signore. L’Epifania presenta un aspetto dei misteri della vita di Cristo e del tempo di Natale che sottolinea l’apertura al mondo, appunto la manifestazione a tutti della presenza del Signore in mezzo a noi con il suo farsi uno come noi, uno di noi. Qui si può cogliere un invito che si rivolge non solo a fra’ Alex ma anche a tutti. Questa apertura agli altri e al mondo che si manifesta al compimento del mistero del Natale dice bene che Gesù è venuto per tutti e vuole raggiungere tutti. Questa apertura viene chiesta ad ogni battezzato, ma è richiesta in modo particolare da chi esercita un ministero ordinato, tanto più quando, con il diaconato, il servizio chiede di spingersi soprattutto verso quelli che stanno ai margini o ancora più lontano. Del resto fra’ Alex porta iscritto nella sua identità di origine gli effetti di questa apertura. Sei qui, a ricevere il diaconato, perché la Chiesa si è spinta fin nel tuo Paese di origine. Ora hai il compito di onorare questa apertura della Chiesa, che ti ha raggiunto e toccato personalmente, allargando ulteriormente i suoi confini fin dove ti conduce la missione dell’annuncio e della testimonianza, non solo nei luoghi lontani della geografia, ma anche nei territori remoti dei cuori e delle menti, delle esperienze di aridità e di desolazione che hanno bisogno di incontrare Gesù.

Ma è a tutti noi che si rinnova l’invito all’apertura, all’annuncio, alla missione. Abbiamo bisogno di superare le angustie e le ristrettezze dei nostri piccoli ambienti, diciamo pure a volte delle nostre meschinità, imparare a guardare all’altro, alle sue attese e ai suoi bisogni, uscendo dalle preoccupazioni per noi stessi e facendoci carico delle loro preoccupazioni e dei loro bisogni. Del resto, i diaconi ci sono anche per ricordare a tutti che il servizio gli uni gli altri fa parte della vita cristiana come tale, qualunque sia la condizione sociale ed ecclesiale. Tutti siamo chiamati ad aiutarci gli uni gli altri. San Paolo ce lo dice in un modo che merita di essere fissato in mente e nel cuore, e praticato nella vita: «Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri» (Fil 2,4).

 

 

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