Omelia per l’ordinazione dei diaconi permanenti Paolo Parisella e Manolo Pizzoli (01/02/2026 – Cattedrale di S. Marco, Latina)

01-02-2026

OMELIA

Ordinazione diaconi permanenti Paolo Parisella e Manolo Pizzoli

Cattedrale di S. Marco (Latina), domenica 1° febbraio 2026, IV TO A

+ Mariano Crociata

Ascoltando le letture di questa domenica sullo sfondo delle preoccupazioni che ci assillano, come diocesi, in Italia e in tutto l’Occidente, con la penuria di forze che le caratterizza, mi pare di potervi cogliere una sorta di rimprovero. È come se il Signore ci dicesse: perché andate pensando a ciò che manca mentre perdete di vista ciò che avete? Perché andate cercando una presenza numerosa, socialmente rilevante, riconosciuta e considerata, mentre dovreste preoccuparvi solo di fidarvi di me e di abbandonarvi a me?

Ascoltiamo la profezia: “Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero”, “il resto d’Israele”. Più chiaro di così? E san Paolo rincara la dose, per così dire: “non ci sono fra voi molti sapienti dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili”; Dio ha scelto ciò che è stolto, debole, ignobile e disprezzato, perché possiamo vantarci solo di Lui e in Lui. Per questo siamo beati, perché contiamo su di Lui, anche se poveri, affamati, assetati, piangenti, perseguitati. C’è Lui, e questo conta! E che Egli è con noi e noi siamo in Lui e con Lui. Viene da chiederci: ma ci crediamo veramente?

Un interrogativo può sorgere di fronte a un tale messaggio: perché il Signore ci chiede questo? E la risposta è che Dio stesso, per primo, è così. Perché altrimenti si sarebbe rivelato in Gesù? Perché il primo povero, piangente, mite, affamato e assetato, misericordioso, puro, operatore di pace e, alla fine, il perseguitato per eccellenza, è proprio lui, Gesù. Gesù sta dichiarando la propria beatitudine con il suo essere e vivere così, perché così voluto dal Padre e perciò totalmente fiducioso e abbandonato a Lui, come del resto dimostrerà sino alla fine.

Ora, poiché la Chiesa è essenzialmente sacramentale, cioè vive e opera attraverso segni efficaci che Dio stesso pone attraverso i gesti e le parole dei suoi membri, ecco che il diaconato ci è donato come segno sacramentale di questo fidarsi totalmente e solamente di Dio. Ogni ministero deve essere un tale segno, ma il diaconato lo è in quanto ministero per definizione, caratterizzato cioè dal puro servizio. Esso rimanda a ciò che manca, a ciò di cui c’è bisogno, a un vuoto che attende di essere colmato. Soprattutto annuncia e testimonia il valore e il senso cristiano di ciò che è povero e umile, debole e limitato, e come tale aperto al compimento in Dio. Esso annuncia e testimonia che Dio è l’unico bene e l’unica ricchezza, la risposta a tutte le domande e l’adempimento di tutte le speranze. E invita perciò a fidarsi, a mai disperare, a mai deprimersi e scoraggiarsi. Mostra piuttosto come dalla piena fiducia in Colui che può tutto ed è la nostra forza può scaturire una fraternità e una solidarietà che anticipa fin da oggi il mondo nuovo promesso da Dio e reso possibile proprio da Lui grazie alla forza che nasce dalla ferma fede in Lui, esattamente come avviene in Gesù.

Il mio augurio a voi, cari Paolo e Manolo, è che questa parola, come ogni parola di Dio, plasmi la vostra vita di servizio sacramentale alla Chiesa che oggi cominciate.

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