OMELIA
Epifania del Signore
Parrocchia S. Maria, Sezze, 6 gennaio 2026,
Festa di san Carlo da Sezze
+ Mariano Crociata
La sovrapposizione del ricordo di san Carlo da Sezze alla solennità dell’Epifania suggerisce sempre riflessioni significative, se si pone attenzione al significato di ciò che celebriamo e all’appello che esso contiene. È importante mettersi nella giusta prospettiva. E la giusta prospettiva è quella che vede nei santi delle irradiazioni del mistero di Cristo, una sorta di trasparenza attraverso la quale si vede proprio Lui. I santi sono quelli che hanno accolto l’azione e la presenza del Signore nella loro vita fino a lasciarsi trasformare e così diventare un raggio della sua luce.
Una luce che comincia a splendere con la nascita del bambino Gesù, e che da questo giorno, l’oggi liturgico dell’Epifania, si irradia addirittura sul mondo intero. In qualche modo i santi hanno continuato a irradiare la luce di Cristo con la loro vita esemplare di fede, amore, speranza fino a diventare poli di irradiazione e di attrazione che spingono a guardare a Cristo, unica fonte della luce. Il rischio sapete qual è, soprattutto con i santi ai quali siamo particolarmente legati? È quello di festeggiare loro per celebrare noi stessi. Con l’Epifania diventa per fortuna difficile una tale operazione, poiché al centro c’è Cristo Gesù che si manifesta al mondo, e san Carlo da Sezze si presenta come un prolungamento di tale manifestazione.
Mi chiedo se in particolare proprio l’Epifania non mostri questo rispecchiamento di Cristo Gesù nella vita del nostro santo. Il senso della festa di oggi è la manifestazione universale di questa presenza così fragile e forte allo stesso tempo: fragile perché Gesù è solo un bambino inerme e indifeso, che ha bisogno di ogni cura e premura; forte perché riesce a toccare il cuore dei più lontani, anzi è capace di raggiungere tutti, anche i più indifferenti. C’è in lui una straordinaria capacità di irradiazione, di richiamo, arrivando per così dire a stuzzicare nelle persone più diverse interesse e curiosità, seppure a volte mescolati a ostilità e insidie.
Anche un santo come san Carlo, nel suo cammino di assimilazione a Cristo, acquisisce questa rara capacità di richiamo e di appello, che non viene da lui, ma appunto da Cristo che lo ha afferrato e lo ha conformato a sé. Un primo segno di questa irradiazione è il suo distacco da tutto, fin da quando sente la chiamata e comincia a seguirla. Le persone libere, distaccate da sé, non preoccupate di sé, hanno una rara capacità di richiamo e diciamo pure di attrazione. Perché da una persona che non ha interessi da difendere per sé, non hai nulla da temere, e anzi hai la più grande probabilità che ti capisca e ti aiuti più di ogni altro. Anche per questo san Carlo è diventato consigliere ricercato di piccoli e grandi personaggi del suo tempo.
Un’altra caratteristica di san Carlo che richiama tutti, anche le figure più lontane, è la sua dedizione alla preghiera, alla sacra Scrittura, alla meditazione e in qualche modo allo studio. Egli viene perciò percepito nella sua capacità di essere intimamente assorbito dal Signore, dalla sapienza che viene da Lui, e a Lui si dedica con indomabile passione di fede e di amore, non ultimo attraverso il culto dell’Eucaristia. Anche questo ha una potente forza di richiamo, perché lo mette in grado di rispondere a una domanda di senso che è sempre quella che più drammaticamente ci inquieta. Perché mi sta accadendo questo? Dove ho sbagliato? Che cosa devo fare? Come affrontare questa situazione? Queste e simili domande assillano molti e in alcuni momenti in maniera angosciante. Anche oggi, quanti avrebbero bisogno di una parola saggia, di un consiglio equilibrato, forse anche solo di un ascolto sincero e benevolo e non lo trovano? Penso soprattutto a ragazzi e giovani.
C’è bisogno di persone che amano veramente Dio e non sono interessate ad altro per offrire l’attenzione, la parola, anche solo la presenza giusta a molti che, al di là della folla vociante che spesso li circonda, si sentono desolatamente soli con le proprie angosce. Ma tali sono realmente i santi. E non si diventa santi se si è preoccupati di dimostrare a sé stessi e agli altri di essere bravi, ma solo con un amore umile, disinteressato e genuino al Signore, mosso solo dal desiderio di affidarsi a Lui, di ricambiarlo anche solo un poco di quanto Egli ha fatto per noi diventando uomo. E non dimentichiamo che molti lo aspettano, spesso senza saperlo. Purtroppo, non è facile incontrarne di tali santi, che facciano percepire il buon odore di Cristo, la sua luce, la speranza che allarga il cuore e fa vincere tutte le paure che attanagliano e tengono stretti come in una morsa.
E poi ancora una cosa importante: di fronte a Gesù non ci sono confini che separino le persone giuste da quelle sbagliate. Se non altro perché Gesù stesso ha detto di essere venuto non per i sani ma per i malati. Così anche i veri santi si vedono resi partecipi di questa rara capacità che Gesù solo è in grado di trasmettere: di fronte ad essi le persone si sentono capite, ascoltate, toccate interiormente fino a veder nascere il desiderio di cambiare vita, di ricominciare ad avere fiducia, a credere che in Gesù c’è veramente salvezza.
Scopriremo allora che tutti siamo dei lontani per i quali Gesù è nato e ai quali vuole manifestarsi. E se si è manifestato a noi è per chiederci di aiutarlo a raggiungere anche altri, che hanno bisogno della nostra testimonianza per aprire gli occhi su Gesù. E badate, la testimonianza non è fatta di atti dimostrativi e altisonanti, ma semplicemente dall’esperienza di essere stati salvati e di essere e sentirsi amati. E allora si innesca un passaparola, una specie di contagio dello spirito che fa arrivare lontano, nei posti più impensati, l’eco di questa bella notizia. E allora potremmo avere anche noi la sorpresa di vedere arrivare dei Re Magi, dei cercatori di Dio dalle regioni più remote del cuore e della vita.
