Ieri sera il vescovo Mariano Crociata ha presieduto la Veglia di Pasqua, nella cattedrale di San Marco a Latina.
Nel corso della celebrazione ha impartito i sacramenti dell’Iniziazione cristiana a cinque adulti.

Il Vescovo Crociata con i neofiti
OMELIA
Veglia di Pasqua (Cattedrale di san Marco)
4 aprile 2026
+ Mariano Crociata
Stanotte il cuore della celebrazione è l’evento più straordinario e misterioso allo stesso tempo che la storia umana conosca: la risurrezione di Gesù.
La risurrezione naturalmente riguarda innanzitutto lui, Gesù. Non immaginiamo una spiegazione di un fatto così inaudito, poiché nessuno è tornato dalla morte per riprendere a condurre la vita di prima. Gesù è risorto, non è uno rianimato e tornato alla vita di noi mortali; egli è entrato in una vita nuova, quella di Dio, con il suo corpo, con tutta la sua umanità. Le apparizioni evangeliche ci vogliono dire proprio questo, che Gesù è stato incontrato vivo dopo la sua morte, in una forma che lo rendeva alla fine riconoscibile e identificabile pur senza che egli fosse tornato alla condizione di prima.
L’incontro con lui vivo è stato così reale e così intenso, che la fede in lui che ne è nata è diventata così forte da rendere capaci gli apostoli e i discepoli di esporsi ad ogni rischio pur di annunciarlo e di testimoniarlo risorto e vivente, presente e attivo nella loro vita e nella storia di tutti.
Proprio questo è uno degli effetti della risurrezione, la sua azione trasformante nella storia umana innanzitutto attraverso la fede di coloro che lo incontrano, credono in lui e scelgono di seguirlo e di amarlo. Tra questi siamo anche noi. Se siamo qui è perché siamo convinti che lui è vivo, è il protagonista di questa celebrazione e vuole sostenere e spingere in avanti la nostra vita, anche in un tempo così drammatico e difficile come l’attuale.
La risurrezione di Gesù riguarda dunque anche noi. La morte non ha più lo stesso potere per chi ha incontrato il Risorto. Non nel senso che lui ci dice solo parole di consolazione e di incoraggiamento, ma perché è successo qualcosa che ha cambiato il senso della vita umana e le sorti del mondo. Non è qualcosa di concluso, ma qualcosa che è iniziato davvero. E chi crede in lui diventa partecipe di questo inizio di un mondo nuovo, nel quale la morte non è più la potenza invincibile che racchiude in sé tutto il male e il peccato che l’uomo possa sperimentare, ma sarà sconfitta, anche se per ultima. La risurrezione di Cristo ci dà la speranza certa che la morte è stata vinta anche per noi e può essere vinta anche da noi.
Il sacramento di questa nostra partecipazione alla vittoria di Cristo è il battesimo. Lo abbiamo ascoltato dalla lettera di san Paolo ai Romani: «Fratelli, non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte?
Per mezzo del battesimo, dunque, siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova». Ecco qui il punto che ci mette in collegamento con la risurrezione di Gesù. Essa ha fin d’ora efficacia nella nostra vita, anche se la vittoria sulla morte la conseguiremo quando questa nostra esistenza terrena avrà concluso il suo tragitto.
Ma ci chiediamo: dobbiamo stare allora soltanto ad aspettare che questa vita passi? Se si trattasse di stare solo ad aspettare, vorrebbe dire che siamo ancora sotto il potere della morte e che la morte non ha cambiato segno per noi; e vorrebbe dire che la risurrezione di Gesù non ha a che fare con questa nostra vita terrena, con noi. La realtà è un’altra: le cose sono cambiate fin da ora perché fin da ora nella fede noi siamo in comunione con Gesù risorto e con Dio. Lui risorto entra in noi e immette in noi la potenza della sua vita di risorto in modo tale che, come abbiamo sentito da san Paolo, ora anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Dunque, o si risorge fin d’ora o non si risorge mai. E si risorge fin d’ora se ci si lascia animare e condurre dalla presenza del Risorto nel nostro cuore e nella nostra vita. Il battesimo realizza proprio questo: ci fa entrare nella vita del Risorto e apre il nostro cuore e le nostre persone alla sua presenza e alla sua azione di Figlio di Dio che vive anche come uomo risorto in Dio per sempre. Con il battesimo noi siamo ormai viventi in Dio, naturalmente che se cerchiamo di crederlo profondamente e di seguirlo e assecondarlo con tutta la nostra vita.
Qui siamo tutti battezzati, ma stanotte sono partecipi della nostra celebrazione cinque giovani e adulti che non lo sono ancora ma ora sono pronti a ricevere il battesimo e compiere la loro iniziazione cristiana. Sono Alessio Disma, Angelica Lia, Arlinda Anna, Maicol Santo e Nerelys Maria. La loro domanda di essere ammessi al battesimo e la preparazione che hanno compiuto ci invitano a riflettere e in qualche modo ci sfidano. Non solo preghiamo per loro, ma soprattutto raccogliamo l’appello che da essi giunge a noi. Il battesimo, il diventare cristiani, essi ci dicono, non è una tradizione di famiglia, un’abitudine culturale, una convenzione sociale, è piuttosto una scelta, la decisione di mettere al centro della propria vita Gesù risorto, così da vivere con lui e per lui da ora in avanti ogni giorno della vita. Per questo il battesimo non è un avvenimento isolato nel tempo e relegato inesorabilmente nel passato di una memoria più o meno labile o rimossa. Il battesimo è l’inizio di una relazione personale di fede e di amore con il Signore risorto che si coltiva e cresce ogni giorno di più. A noi tutti già battezzati qui presenti è chiesto di richiamare dal passato la relazione con Gesù stabilita nel nostro battesimo e di farla vivere da ora in avanti ogni giorno della nostra vita; a voi che state per ricevere il battesimo è chiesto di cominciare ora senza lasciare che questo incontro divino rimanga solo come una memoria. Tutti insieme camminiamo, perché la presenza del Signore animi sempre di nuovo la nostra speranza e ci faccia crescere come una grande comunità di fede capace di cambiare le sorti della nostra vita e della vita di quanti abbiamo incontrato e così condividere insieme a loro la grazia della fede e la gioia della risurrezione, consapevoli come siamo che un mondo migliore comincia da me, dal mio e dal nostro cambiamento guidato dal Signore Risorto.

