Mercoledì 1° aprile, il vescovo Mariano Crociata ha presieduto la Messa del Crisma nella cattedrale di San Marco, a Latina, concelebrata dall’intero presbiterio diocesano e dalla comunità diaconale pontina. Il servizio liturgico è stato assicurato dal gruppo dei ministranti seguiti dall’Ufficio Liturgico Diocesano con i canti animati dal Coro Diocesano.
Alcuni momenti della celebrazione:
- Un momento della celebrazione
- La consacrazione del crisma
- Il clero presente
- I Vicari Foranei con le ampolle degli oli santi
Di seguito l’omelia pronunciata dal vescovo Mariano Crociata:
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OMELIA
Messa del crisma
Mercoledì 01aprile 2026
+ Mariano Crociata
In una celebrazione come questa ci è dato di vedere e di sperimentare come la Chiesa si edifica a partire dai doni di Dio, e cioè la Parola e i sacramenti. In particolare, oggi partecipiamo al momento sorgivo di quei segni santi che hanno nell’olio e nel crisma la materia propria, a cominciare dal battesimo e poi della cresima che lo conferma, e ancora dell’ordine sacro e dell’unzione degli infermi. Tra tutti i sacramenti l’ordine sacro ha poi una funzione strutturante, per il ministero di pastori conferito ai presbiteri in vista della presidenza della porzione di Chiesa affidata per il servizio della Parola, dei divini misteri, della guida della comunità nella comunione e nella carità verso tutti. Ma non solo ad essi, bensì a tutti nella Chiesa è chiesto un ruolo attivo e una responsabilità proporzionata nell’unità della comunione. Tutti, perciò, dobbiamo sentirci partecipi della vita e della missione della Chiesa, ciascuno a misura della chiamata che ha ricevuto a partire dal battesimo.
Il protagonista della vita di Chiesa che si dipana a partire dall’unzione, operante in particolare in alcuni sacramenti, è perciò lo Spirito Santo, che il Messia Gesù, inveramento di quello profetico, dichiara che riposa su di lui come una presenza che avvolge tutta la persona e la impregna dell’amore personale di Dio. Il motivo portante di questa nostra liturgia è proprio questa presenza personale che, grazie a lui, afferra il credente interiormente e interamente fino a renderlo uno strumento consapevole e libero della missione che Dio affida e di cui Gesù è il modello insuperabile e il promotore decisivo.
È importante sottolineare che il sacro crisma – nel cui segno si compiono la consacrazione battesimale-cresimale e l’ordinazione presbiterale (ed episcopale) – realizza la pienezza dell’unzione, e cioè della presenza e dell’azione dello Spirito Santo nella persona che le riceve. Tutti noi qui presenti siamo sicuramente sotto l’effetto di questa unzione, siamo pieni di Spirito Santo. Che cosa ne abbiamo fatto e che cosa ne facciamo di questo dono e presenza?
Il Signore oggi ci vuole dire che la potenzialità divina di Gesù, quando pronuncia queste parole applicando a sé le parole del profeta, è, grazie a lui, anche la nostra. Da lui risorto, e dalla forza del suo Spirito, noi siamo pervasi e, se trovati aperti e disponibili, diventiamo strumento consapevole e libero dell’azione di Dio nel mondo, anzi della stessa missione del Messia come la abbiamo appena ascoltata. Ci sono tre livelli di questa azione di cui dobbiamo prendere coscienza e che dobbiamo contribuire a rendere operante.
Il primo di questi livelli riguarda la persona di ciascuno di noi. Qui torna opportuno il richiamo dell’immagine che Gesù adotta nel vangelo di Giovanni: «Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva» (7,38). Acqua viva è la definizione che Dio da di sé stesso nel profeta Geremia. Dunque lo Spirito di Dio diventa vivo e attivo dentro il credente che cerca e chiede quell’acqua verso cui orientare ogni desiderio; e quando l’ha ricevuta la lascia zampillare senza sosta e senza misura. Viene da chiedersi se abbiamo adeguata consapevolezza di questa sorgente viva che è in noi, e se abbiamo cura di farne scorrere l’acqua viva che ne sgorga in modo da dissetare tutto il nostro essere. Come dice pure il profeta Geremia (cf. 2,13; 17,13), si direbbe che il più delle volte preferiamo cisterne screpolate e polverose, che tengono a malapena acqua sporca e scarsa.
Il secondo livello tocca le nostre relazioni con gli altri, le quali non rimangono estranee alla presenza dello Spirito in noi e in loro. Che cosa vuole il Signore se non che le nostre relazioni mettano in circolazione la vita dello Spirito sorta dentro di noi grazie alla fede e al battesimo? E invece tante volte noi ci scambiamo tutto tranne che l’acqua viva che unicamente disseta, e con essa il senso e il bene della presenza di Dio che riempie i nostri cuori; solo che, così facendo, priviamo noi stessi e gli altri di quella grazia che unicamente ci dà vita e forza per andare avanti lungo il cammino per lo più tortuoso dell’esistenza.
L’ultimo livello è quello comunitario. Certo ogni forma di aggregazione umana è luogo di una azione misteriosa di Dio nello spazio della vita sociale, come per esempio una partita di calcio, quale quella che oggi ha reso difficile il traffico attorno alla cattedrale, ma che comunque consente al legittimo e salutare agonismo sportivo di esprimersi. Ma dovremmo cogliere la differenza tra i diversi tipi di aggregazione; se vogliamo stare al paragone, secondo san Paolo lì c’è uno solo che vince (non certo l’Italia, per esempio, che è rimasta ancora una volta fuori), qui invece vinciamo tutti. Sembra a volte che non abbiamo voglia di fare questa corsa verso la vittoria comune, sostenuti dalla forza dello Spirito, perché la risurrezione e la vita vincano a favore di tutti sul male che ci assedia e a volte ci sovrasta. Se ci credessimo un po’ di più dal profondo del cuore e con la forza di una convinzione incrollabile, un’assemblea come la nostra oggi innescherebbe processi di trasformazione inimmaginabili nella vita di una città e di una società come quelle nelle quali viviamo.
A volte invece a qualcuno che ci guarda dall’esterno potrebbe venire di chiedersi se ci crediamo davvero noi per primi. E invece da ora e da oggi vogliamo crederci per davvero, con nuovo vigore e con rinnovato entusiasmo. Ne abbiamo bisogno noi per primi e ne hanno bisogno tanti attorno a noi, i quali non si avvicinano perché non scorgono in noi quella purezza e quel fervore di amore del Signore che costituisce come una fiamma che illumina, riscalda e attira. Siamo però fiduciosi che, anche in noi e per noi, è possibile tutto questo; perciò con la stessa fiducia lo chiediamo al Signore per noi e per tutti in questa Pasqua e nel tempo di grazia che ci attende.





