Il 6 settembre sarà grande festa a Borgo Podgora, dove la comunità locale festeggerà le Suore Cistercensi della Carità per i 50 anni della loro presenza nel borgo. Per l’occasione sarà celebrata una messa in parrocchia, alle 18, presieduta dal vescovo Mariano Crociata. Attualmente le suore sono solo in tre ma continuano con il loro servizio pastorale, con suor Christine Amadroru che è la superiora.
Suor Christine, festeggiate 50 anni di presenza a Borgo Podgora. Proviamo a fare un bilancio?
Della nostra venuta a Borgo Podgora nel 1976, dobbiamo dire un grazie riconoscente al Parroco e al Vescovo di allora, rispettivamente don Giuseppe Caselli e Monsignor Enrico Romolo Compagnoni, che siamo certe ora vegliano su di noi dal cielo. Siamo venute come comunità delle Suore Cistercensi della Carità per dare continuità alla presenza delle sorelle che ci hanno preceduto, le Suore Poverelle di Bergamo. Non è così scontato che le suore siano ben considerate dal clero diocesano o da una parrocchia, in questi anni le difficoltà di certo non sono mancate, ma ci siamo sempre sentite accolte con amore e un rispetto. Cinquanta anni di cammino indicano per noi un bagaglio di esperienza, di umanità, di fede, di vita apostolica, di accompagnamento spirituale che ci ha fatto sentire realizzate e riconosciute personale e comunitariamente come suore. C’è stato sempre chiesto di essere quello che siamo, donne che vivono alla sequela di Cristo, alla sua scuola, per servire Lui nei nostri fratelli. Fratelli che abbiamo visto crescere in questi cinquanta anni come bambini, giovani, genitori, nonni e che sono diventati la nostra seconda famiglia, possiamo dire con orgoglio di aver seminato bene, ma non da sole, con l’aiuto di tutti i “podegoresi”, e questa celebrazione del cinquantesimo della nostra presenza ne è la dimostrazione, Madre Claudia e Santa Maria di Sessano e tutti i nostri Santi Patroni ci hanno indicato la via e noi insieme a voi tutti l’abbiamo percorsa, per i bene nostro e di tutti.
Che vuol dire per la vostra famiglia religiosa una presenza così lunga nel tempo?
Penso che voglia dire che abbiamo trovato un terreno buono in cui piantare, gente autentica con cui lavorare insieme. Una presenza così duratura è stata possibile perché abbiamo dato e ricevuto, ci siamo sostenuti, aiutati e arricchiti vicendevolmente, abbiamo sorriso e pianto insieme, abbiamo piantato e raccolto insieme, ci siamo sempre sentite a casa, mai straniere o di passaggio.
Invece, voi suore cosa avete rappresentato per questa piccola comunità di Borgo Podgora?
Una vita consacrata fuori dal comune, che voleva essere madre, amica, sorella di cammino. Non voleva impartire lezioni ma imparare insieme a voi. Sorelle desiderose di Chiesa e di comunità. Abbiamo rappresentato delle suore che non volevano solo fare catechesi, fare la scuola materna, portare la comunione ai malati, partecipare alla vita della parrocchia della diocesi, ma suore che volevano essere parte di voi, e che anche se sono state trasferite altrove vi hanno sempre portato nel cuore, facendo tesoro di tutto quello di cui avevano fatto esperienza. Siamo state delle sorelle e delle madri per molti, sempre pronte ad ascoltare, a consolare a sostenere nei momenti di lutto, di malattia o di discernimento vocazionale. Sorelle che c’erano sempre per ogni necessità, che hanno ricevuto molto di più di quello che hanno provato a dare.
Siamo state delle amiche in Cristo, sull’esempio di San Basilio e San Gregorio Nazianzeno: uno per l’altro: compagni, commensali, fratelli. Aspiravamo a un medesimo bene e coltivavamo ogni giorno più fervidamente e intimamente il nostro comune ideale. Ci guidava la stessa ansia di sapere, cosa fra tutte eccitatrice d’invidia; eppure fra noi nessuna invidia, si apprezzava invece l’emulazione. Questa era la nostra gara: non chi fosse il primo, ma chi permettesse all’altro di esserlo. Sembrava che avessimo un’unica anima in due corpi. Se non si deve assolutamente prestar fede a coloro che affermano che tutto è in tutti, a noi si deve credere senza esitazione, perché realmente l’uno era nell’altro e con l’altro. L’occupazione e la brama unica per ambedue, era la virtù, e vivere tesi alle future speranze e comportarci come se fossimo esuli da questo mondo, prima ancora d’essere usciti dalla presente vita. Tale era il nostro sogno. Ecco perché indirizzavamo la nostra vita e la nostra condotta sulla via dei comandamenti divini e ci animavamo a vicenda all’amore della virtù. E non ci si addebiti a presunzione se dico che eravamo l’uno all’altro norma e regola per distinguere il bene dal male.
Anche sulla base delle cronache lasciate dalle consorelle che vi hanno preceduto, proviamo a raccontare degli episodi particolari vissuti che possono restare nella storia vostra e del borgo?
Ci sono state tanti episodi particolari, che ci hanno permesso di fare esperienza nuova, ma sperimentate prima che hanno formato le nostre persone, soprattutto che chi ha vissuto per diversi anni al borgo come: Sr. Caterina; Sr. Carmela; Sr. M. Enrica; Sr. Michela; Sr Giovanna; Sr. Christine e altre. Episodi come la collaborazione con i comitati scolastici e con la circoscrizione; per abbellire la scuola e per introdurre progetti nuove, per realizzare gite scolastiche, recite di fine anno, collaborazione missionaria con il Madagascar dove viveva e operava un nostro conterraneo Fratel Angelo Piva, che nei suoi ritorni in Italia, passava sempre a visitare e a parlare con i bambini della scuola materna e con i ragazzi del catechismo.
Episodi come: le colonie estive; le gite e i pellegrinaggi parrocchiale; i campeggi estivi; le biciclettate con don Giuseppe; le feste dell’ACR; i centri di ascolto per educare alla lettura e alla comprensione della Parola di Dio; la processione della Madonna di Sessano con le macchie, che arrivava a toccare i vari punti del territorio della parrocchia, una esperienza mariana significativa e toccante, della madonna pellegrina con catechesi sulle virtù di Maria e santa messa nelle famiglie, esperienza che non abbiamo più fatto in altre esperienze di parrocchia. Il mese di maggio in Chiesa con canti, fioretti e grande devozione che ci hanno insegnato come trovare in Maria la via per arrivare a Gesù. Le tante feste: patronale, dei corpi, degli anziani, per l’inizio della catechesi, per la preparazione al Natale e alla Pasqua, feste che ci facevano conoscere meglio tra di noi, che ci aiutavano a legare di più e vivere con creatività ed entusiasmo la vita della comunità, accrescendo in ognuno il senso di responsabilità e di appartenenza (aiutata anche dall’informazione settimanale di “Camminiamo insieme”).
Come dimenticare i Cineforum della domenica pomeriggio con Maria Polin, Beppi Toldo e don Giuseppe, una carrellata di film non solo religiosi, ma anche impegnativi che formavano piccoli e adulti sia spiritualmente che culturalmente.
In fine vorrei ricordare le varie esperienze comunitarie che ci hanno fatto amare la storia, attraverso conferenze, visite guidate e altro per imparare a conoscere il territorio, riscoprendo le radici storiche di Borgo Sessano, con i suoi usi, costumi, tradizioni e dialetti, che sono confluiti nella nascita del museo di Casa Nostra. Ma anche le esperienze di incontro con il nuovo e il diverso da noi, quando don Giuseppe invitò in parrocchia per un momento di scambio e di convivialità, i lavoratori stagionali, quasi tutti africani, che venivano al borgo per la raccolta dei cocomeri. Apertura e conoscenza che poi si è trasformata in solidarietà e aiuto concreto, fornendo loro abiti puliti, scarpe, coperte e cibo, e altro … per mandare i soldi che guadagnavano alle famiglie, questi lavoratori vivevano in condizioni davvero molto precarie. In tutti questi episodi che abbiamo ricordato abbiamo fatto una esperienza di vera e concreta sinodalità ecclesiale.


