Omelia per la festa della Presentazione di Gesù al tempio e XXX Giornata della Vita consacrata (02/02/2026 – Cattedrale di S. Marco, Latina)

02-02-2026

OMELIA

Festa della Presentazione di Gesù al tempio
e XXX Giornata della Vita consacrata

Cattedrale di san Marco, 2 febbraio 2026

+ Mariano Crociata

Troviamo una parola per il presente e una parola che apre al futuro nelle letture di questa Festa della Presentazione di Gesù al tempio.

La prima è nel brano di Ebrei. L’autore parla di un Gesù che, avendo acquisito in comune con noi la carne e il sangue, cioè la condizione umana, può liberarci dalla schiavitù e dalla paura, poiché nella sua natura umana egli ha vinto ciò che per noi è invincibile. Egli ha superato la prova poiché ha vinto il peccato nella sua umanità attraverso la sofferenza e ora è in grado di venire in aiuto alla nostra debolezza e aiutarci a vincere anche noi la prova.

La Festa della Presentazione al tempio di Gesù riassume così il senso che ha l’incarnazione, la sua presenza di Figlio di Dio come uomo in mezzo a noi. Questo dovrebbe darci non solo fiducia e speranza, ma anche volontà e coraggio nell’affrontare il male che in tante forme si presenta nella nostra vita. La presenza di Gesù nella nostra umanità e quindi accanto a noi deve ispirarci sempre il coraggio e la forza necessari a superare e andare avanti.

Nella stessa direzione il vangelo ci fa riflettere su come dare senso alla nostra esperienza di attesa, a volte così lungamente protratta. Ci presenta infatti due persone molto avanti negli anni, che hanno questo in comune: che non si sono stancati di aspettare e di sperare, perché non hanno smesso di credere alle promesse fatte da Dio. Ma ciò che deve fare riflettere ancora di più è che il compimento delle promesse di Dio è un bambino, si potrebbe dire: solo un bambino. E invece proprio qui sta, per così dire, la lezione per noi: il compimento delle promesse è un nuovo inizio, un germe, una piccola cosa capace di crescere e di diventare grande. Le promesse di Dio si compiono con la crescita e la maturazione di una presenza, di una persona; si compiono facendo iniziare una nuova vita, una nuova storia.

Le domande per noi sono allora: ci crediamo davvero che Gesù è con noi e ha il potere di farci affrontare e superare le prove della vita? La facciamo la nostra parte, assecondando e accogliendo la sua capacità di farci attraversare tutto? E poi: ci siamo stancati di attendere o siamo ancora capaci di speranza? E se così, siamo capaci di dare fiducia a un piccolo nuovo inizio, di qualunque genere esso sia? Siamo disponibili ad accompagnare l’inizio e lo sviluppo di una nuova storia?

Le persone consacrate dovrebbero essere le prime ad assumere questa postura, questo atteggiamento, di fede e di speranza, di operosa collaborazione e di disponibilità ad accompagnare ogni umile inizio nel suo sviluppo e nella sua crescita.

condividi su